ALESSIO BUTTI
  LA LEGGE SUL MADE IN ITALY CHE ATTINGE DAL DDL BUTTI è SOLO UN PRIMO PASSO PER LA TUTELA DEL TESSILE

venerdì 26 marzo 2010 17.49

A due giorni dall'appuntamento elettorale occorre comunicare serenamente con i cittadini dicendo loro la verità ed evitando trionfalismi. Il provvedimento, relativo al "made in", recentemente approvato dal Parlamento ha una storia inconfutabile scritta nei resoconti ufficiali facilmente consultabili. Come tutti sanno la materia, complessa e anche un po' ostica, non è competenza dei Parlamenti nazionali ma dell'Unione Europea. Lo hanno ricordato il ministro Ronchi ed il vice ministro Urso da me recentemente invitati ad incontrare le categorie comasche, lo hanno ribadito in tutte le audizioni i vertici del Sistema Moda Italia, lo hanno scritto i giornalisti di settore. Quindi tutti sappiamo, io per primo avendo firmato un DDL a difesa della peculiarità comasca colonna portante del "Made in", che questa legge incorrerà in una sicurissima procedura di infrazione europea. Il provvedimento, opportunamente corretto alla Camera dal relatore on. Raisi che ha letteralmente copiato ed inserito nel testo "Reguzzoni - Versace"(A.C.2624 ) significativi stralci del DDL Butti (A.S.1801) depositato al Senato, servirà solo come supporto ai predetti ministri che in sede europea avranno il compito di esercitare una significativa moral suasion nei confronti della Commissione. Nulla di più. Il PdL al Senato ha votato il testo proveniente dalla Camera solo perchè, come detto, modificato sostanzialmente in due punti. All'art. 1) comma 1) l'originario testo
Reguzzoni - Versace parlava di prodotti INTERAMENTE realizzati in Italia. La versione definitiva invece non solo non menziona più la dicitura di prodotti interamente realizzati in Italia, ma cita il sistema di etichettatura obbligatoria previsto dal Codice del Consumo come più volte chiesto e discusso in audizione anche da Sistema Moda Italia.
All'art 1.) comma 4) la prima versione del ddl Reguzzoni - Versace definiva come made in Italy la produzione realizzata prevalentemente in Italia. La versione definitiva del DDL Reguzzoni - Versace, invece, afferma che la dicitura made in Italy deve essere apposta sui prodotti finiti di cui almeno 2 fasi realizzate in Italia. Anche su quest'ultimo punto il DDL votato dal Parlamento è in linea con quanto già proposto nel mio DDL che tiene conto del fatto che alcune fasi di lavorazione come ad esempio la filatura dei prodotti tessili già da molti anni risulta delocalizzata.
Tali modifiche, come detto, inserite nel ddl Butti sono state redatte anche grazie ai suggerimenti di Confindustria Como e di altre associazioni di categoria lariane. Questo va detto, senza polemica, ma per amor di verità. Quindi questa non è certamente la soluzione per tutti i problemi del made in Italy, ma solo il primo e importante passo che tutti insieme abbiamo fatto per convincere l'Unione Europea ad adottare norme più severe in materia di etichettatura.


Torna Indietro


2008 © alessiobutti.it - tutti i diritti riservati -Privacy Policy -
 
Realizzato da: Best Business Solutions Best Business Solutions - Powered by: