ALESSIO BUTTI
  newsletter n.86 dell'11 luglio 2008

venerdì 11 luglio 2008 15.55

   

NEWSLETTER del 11.07.08

LOCALE

1)EXPò 2015: problema di governance non finanziario.

2) EXPò 2015: dal Ministro Matteoli rassicurazioni su interventi infrastrutturali in Lombardia

3)Tavolo di lavoro per i frontalieri. Al centro del dibattito: disoccupazione e previdenza.

4) Bollette del gas più care del 30% in molti comuni lariani. Presentata interrogazione parlamentare per risolvere la situazione.

NAZIONALE

   5)       Vigilanza RAI: non c'è clima per eleggere Orlando

   6)       Intervista di Davide Galli al Sen. Alessio Butti su Il Romanista del 10/07/2008
 
 

1) EXPò 2015: BUTTI (PDL), PROBLEMA DI GOVERNANCE NON FINANZIARIO

(ANSA) - ROMA, 10 LUG - ' Francamente non ho mai dubitato circa l'esistenza di fondi stanziati dal governo per le infrastrutture'. E' quanto afferma il senatore del Pdl Alessio Butti. 'Lo aveva gia' anticipato il ministro delle Infrastrutture Matteoli presso la competente Commissione del Senato e lo ha ribadito - specifica il senatore- su mia esplicita richiesta, lo stesso ministro Matteoli nella prosecuzione dell'audizione nella giornata di ieri'.
'Anzi, Matteoli - aggiunge Butti - ha anche lasciato agli atti un interessante e puntuale elenco di opere legate all'Expo'. Il problema quindi - conclude - non e' di natura finanziaria, ma resta legato alla questione 'governance' che ci auguriamo venga risolta coinvolgendo il piu' possibile le realta' lombarde e non soltanto quella milanese'. (ANSA).

 

2) EXPò 2015: DAL MINISTRO MATTEOLI RASSICURAZIONI SU INTERVENTI INFRASTRUTTURALI IN LOMBARDIA

 Il Ministro Matteoli ci ha consegnato l'elenco delle opere previste in Lombardia in vista dell'expò, ed ha condiviso le soluzioni da me ipotizzate circa la realizzazione della terza corsia dell'autostrada A9.

È certamente presto per poter affermare che l'avvio dei lavori sia immininente, ma il dibattito tenutosi nei giorni scorsi nella competente commissione del Senato rasserena tutti i comaschi e non solo circa la volontà del Governo di accelerare al massimo la procedura indispensabile per cantierizzare l'opera. Un'opera che sarà interamente finanziata e che è stata da noi a lungo attesa.

Sono bastati alcuni contatti con il ministro Matteoli perchèlo stesso ministro prendesse atto dell'incredibile situazione che si è venuta a creare e dell'unica strada percorribile per aggirare il paradossale divieto imposto all'importante infrastruttura dal piccolo comune di Uboldo.

Matteoli infatti assumerà responsabilmente la decisione di portare in Consiglio dei Ministri il provvedimento che porterà alla cantierizzazione della terza corsia dell'autostrada A9, ai sensi del comma 4 dell'art. 81 del decreto del Presidente della Repubblica n.616 del 1977. In questo modo si porrà la parola fine alla fiction in onda da qualche anno che ha avuto per protagonisti negativi i ministri Pecoraro e Rutelli oltre allo stesso comune di Uboldo.

Ritengo, infatti, che un'opera dello Stato, destinata ad assumere una valenza di interesse generale e collettivo non possa sottostare alle decisioni di un'autorità locale.

Nel prossimo numero della newsletter troverete lo stenografico con le mie domande e le risposte fornite dal Ministro Matteoli nell'audizione del 9 luglio scorso in Commissione VIII del SENATO, oltre all'elenco completo delle opere infrastrutturali previste nell'area Pedemontana Lombarda a servizio dell' expò 2015

 

3)     TAVOLO DI LAVORO PER I FRONTALIERI. AL CENTRO DEL DIBATTITO: DISOCCUPAZIONE E PREVIDENZA

Vi riporto di seguito alcune considerazioni emerse durante l'incontro del 5 Luglio promosso dal Consiglio Sindacale Interregionale Ticino-Lombardia-Piemonte.

Si è trattato di un tavolo di lavoro italo-svizzero al quale oltre al sottoscritto hanno preso parte i rappresentanti di Cgil,Cisl e Uil e delle Organizzazioni Sindacali Ticinesi USS e OCST, oltre ai deputati: Chiara Braga, Laura Garavini, Nicola Molteni e Franco Narducci e il Consigliere Regionale Stefano Tosi.

    L’incontro ha avuto come oggetto di discussione la disamina di alcune problematiche riguardanti i lavoratori frontalieri del Canton Ticino.

Il giudizio unanime è che il lavoro dei frontalieri rappresenti una ricchezza per l’economia delle province di Como, Varese e Verbania, da Giugno 2007 estesa al resto della Regione Lombardia, poiché il flusso di frontalieri non residenti nelle province di confine sta diventando una realtà di grande rilievo.

Il problema centrale affrontato è stato quello relativo alla disoccupazione dei frontalieri che perderanno il posto di lavoro dopo il primo giugno 2009.

 

A tal riguardo, da parte mia e degli altri parlamentari e sindacalisti coinvolti è emersa la disponibiltà a trovare soluzioni che consentano ai frontalieri italiani di seguire percorsi di formazione e riqualificazione professionale per poter essere ricollocati al più presto nel mercato di lavoro ticinese.

Per i frontalieri svizzeri disoccupati è già prevista un'indennità mensile, oltre che un percorso di formazione e riqualificazione, secondo il modello della flexsecurity.

È importante anche in Italia trovare una soluzione conseguente agli stessi Accordi Bilaterali, i quali alla Nota 6dell’Allegato II  recitano : “I lavoratori frontalieri possono mettersi a disposizione del mercato del lavoro nello Stato della loro residenza, oppure, se vi hanno conservato legami personali e professionali tali da avervi migliori opportunità di reinserimento professionale, nello Stato del loro ultimo lavoro. Essi realizzano i propri diritti alle indennità di disoccupazione nello Stato in cui si mettono a disposizione del mercato del lavoro”.

 

    Questa soluzione verrà perseguita attraverso :

-                     il coinvolgimento dei Ministeri degli Esteri e del Lavoro italiani, affinchè diano istruzioni in proposito ai rappresentanti italiani in seno al Comitato-misto per gli Accordi U.E.-Svizzera.

-                     Parallelamente, l’avvio di un negoziato con le corrispondenti Autorità svizzere (Esteri e Lavoro) con le quali costruire questa soluzione.

Altro argomento trattato durante l'incontro è stato la difficoltà di riscossione della previdenza professionale svizzera (2°pilastro) per i frontalieri che lasciano definitavamente la Svizzera.

A tal riguardo da parte mia e dagli altri colleghi parlamentare è stata espressa la volontà di sollecitare l' Inps e gli altri istituti di previdenza affinchè rispettino i tempi.

Particolare interesse riveste l’annuncio del Ministero del Lavoro italiano secondo cui entro breve tempo il Fondo di Garanzia per il 2° Pilastro opererà direttamente on line con l’Inps.

Il tavolo di lavoro, che mi è apparso molto proficuo, tornerà a riunirsi il prossimo autunno.

 

 

4) BOLLETTE DEL GAS Più CARE DEL 30% IN MOLTI COMUNI LARIANI. PRESENTATA INTERROGAZIONE PARLAMENARE PER RISOLVERE LA SITUAZIONE

 

Facendomi portavoce delle istanze dei cittadini residenti in molti comuni del territorio lariano, tra i quali Maslianico, Cernobbio, Argegno, Mezzegra e Lenno, ho presentato un'interrogazione parlamentare relativa all'elevato costo per la fornitura di gas naturale in queste zone.

Ritengo sia inammissibile che a Maslianico e dintorni la bolletta da corrispondere all'Enel gas superi del 30 per cento quella dei vicinissimi comuni di San Fermo della Battaglia e della stessa città di Como.

La differenza tariffaraia tra le zone, ha spiegato l'Antitrust in risposta ad un'istanza presentata da alcuni cittadini, sarebbe dovuta al differente ambito tarrifario di appartenenza. Nello specifico i maggiori costi di distribuzione sono da attribuire alla vastità del territorio e alla dispersione della popolazione che rientra nell'ambito tariffario di Cernobbio.

Condividendo le soluzioni ipotizzate dall'Antitrust, ho sollecitato l'intervento del Governo per promuovere una diversa definizione degli ambiti tariffari volta a ridurne il numero attraverso un'opportuna aggregazione, nell'interesse dei cittadini.

 

 

5) VIGILANZA RAI NON C'è CLIMA PER ELEGGERE ORLANDO

 (ANSA) - ROMA, 9 LUG - 'Le dichiarazioni disordinate dei colleghi del centrosinistra ci convincono circa l'inesistenza del clima opportuno per procedere all'elezione di Orlando alla presidenza della Vigilanza Rai', sottolinea il senatore Alessio Butti, capogruppo del Pdl in commissione.
'Non bastano due frasette di circostanza - continua Butti - per condannare l'ignobile show di piazza Navona, come ha fatto Orlando per 'sciacquare i panni in Arno' e guadagnare lo scranno piu' importante di San Macuto. Da settimane attendiamo che le polemiche all'interno del centrosinistra si attenuino in modo da offrire un quadro sufficientemente sereno per chiudere la delicata 'partita Rai', ma e' un'attesa infruttuosa - conclude l'esponente del Pdl - e intanto il cda Rai e' da tempo scaduto'.
(ANSA).

INTERVIartSTA A UNO DEI PADRI DELLA RIFORMAtALARCI FINALMENTETO NOSTRO

6)     "INTERVISTA AD UNO DEI PADRI DELLA RIFORMA CHE POTREBBE REGALARCI FINALMENTE UNO STADIO TUTTO NOSTRO"

Di Davide Galli su "Il Romanista"del 10/07/2008

 

<<Ah, la legge vi serve per lo stadio

di proprietà? Se vendete Mancini

all’Inter, scordatevela». Accento

lumbard, battuta pronta, il senatore di An

Alessio Butti, 44 anni e già cinque legislature in

curriculum, è un milanista doc. Difetto trascurabile,

se la bozza bipartisan diventerà legge:

«Lo so, volete lasciare l’Olimpico. Se riusciamo

a farla approvare dal Parlamento, i tifosi della

Roma potranno sognare lo stadio di proprietà.

I Sensi hanno capito che è questo il vero business».

Per ora si sa solo che state studiando un iter più

rapido per la realizzazione degli stadi.

«La sintesi l’ha fatta lei. Intendiamo costituire

una cornice in cui i privati possano vedere remunerati

i propri investimenti attraverso il

project financing e gli enti pubblici valorizzare

gli impianti dismessi».

Come?

«Con la sottoscrizione di un accordo di programma...».

Proviamo a spiegare.

«Calma, ci torniamo su più avanti, perché è

questo lo strumento principe. Prima volevo

spiegarle a cosa mira la legge».

Prego.

«Metteremo insieme le esigenze del privato, del

pubblico e del cittadino. E per cittadino intendo

il tifoso, che in uno stadio vuole trovare qualcosa

di meglio di quello che offrono le strutture

attuali. Se va in qualsiasi stadio del Nord Europa,

trova spazi commerciali, ristoranti e palestre.

Ci sono impianti che sono addirittura in

grado di produrre energia elettrica. Lo stadio

deve essere vissuto per tutti e sette i giorni, non

solo la domenica. Questo è l’obiettivo del nostro

disegno di legge. Il progetto si regge sull’investimento

dei privati per la realizzazione. Il loro

profitto sarebbe garantito proprio da quei servizi».

Servizi che sarebbero gestiti interamente dai privati.

«Assolutamente sì. Altrimenti, non se ne fa nulla.

Il privato cura il servizio e dopo un tot di anni

restituisce il bene alla collettività».

Una volta approvata la legge, in quanto potrebbe

vedere la luce un nuovo stadio?«Servirebbero

al massimo due anni per la parte burocratica. I

tempi sarebbero dimezzati rispetto al normale.

Consideri che, attualmente, in Italia per un’opera

pubblica dal costo superiore ai 50 milioni

di euro occorrono mediamente tra i cinque e i

sei anni. Per la progettazione, il bando, per

istruire tutte le pratiche e le procedure, insomma.

Troppi, per uno stadio».

Euro 2012 all’Italia è un miraggio?

«Euro 2012 se lo scordi. Se fossimo partiti prima,

certo, avremmo avuto degli stadi idonei. Si

tratta adesso di rispolverare alcuni strumenti

che la legge già prevede. Per esempio, come le

dicevo prima, l’accordo di programma».

Ovvero?

«Un gentlemen’s agreement sottoscritto dai

privati e dai pubblici, cioè da tutti i protagonisti

dell’operazione. Serve a intercettare il consenso.

Dentro c’è tutto: gli obblighi per il privato, i

diritti e i doveri per il pubblico, i servizi che si

vogliono inserire nel centro polifunzionale.

Compresi i tempi di costruzione dell’impianto».

Semplificando al massimo,una carta dei diritti e

dei doveri.

«Molto semplificando, sì. Nell’accordo di programma

finiscono anche i progetti preliminari

e gli studi di fattibilità. L’accordo di programma

è il punto di partenza. Le faccio un esempio?».

Vada.

«Sono un privato e voglio fare uno stadio a Roma».

L’esempio è calzante.

«Bene, prima preparerò uno studio di fattibilità.

Se l’area è pubblica, sentirò l’amministrazione

locale, verificando la destinazione urbanistica.

Se è di un privato, lo contatterò e gli

chiederò il prezzo. È a quel punto che ci metteremo

seduti, io e l’ente pubblico, per trovare

l’accordo di programma».

Come farete per abbreviare i tempi?

«Ci avvarremo della "conferenza di servizi" (tradotto,

una riunione tra tutti gli enti che dovranno

dare l’ok, ndr). È uno degli strumenti previsti

dall’accordo di programma. Un passaggio invalicabile.

Come il piano integrato di intervento».

Altri paroloni.

«Il piano integrato di intervento è lo strumento

urbanistico che consente di trovare un accordo

tra il privato e il pubblico sul destino di un’area.

Una volta che c’è l’ok dei politici locali, con

il piano di intervento si accorciano i tempi per

la costruzione».

A Roma c’è il problema dell’Olimpico.L’impianto

è del Coni.

«Con questa legge uno stadio di proprietà sarebbe

possibile, attraverso una concessione

pluriennale. Scaduta la quale, verrebbe restituito

alla collettività».

I romanisti possono sognare un stadio di proprietà

in quattro o cinque anni?

«Beh, sì. Sempre ammesso che la nostra bozza

diventi legge. I Sensi hanno capito che il business

è questo».

Ne ha parlato con l’amministratore delegato,Rosella

Sensi?

«No, con Roma e Lazio no. La dottoressa Sensi

non è venuta a un incontro che abbiamo organizzato

un mesetto fa per tastare il polso delle

società. Udinese e Sampdoria si sono dette interessate».

Quali sono i tempi della legge?

«Presenteremo il disegno in Parlamento a metà

settembre. Visto l’intesa è bipartisan, dovremmo

fare presto».

DGA

                                                                                                

 

 

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